«Non era rimasto accanto a me.
Era rimasto in me.»
Due insegnanti. Due famiglie. Un amore che non si dichiara mai.
Giovanni Preziosi
Dove comincia
Giugno, il liceo è vuoto. Claudio è tornato per una firma e non riesce ad andarsene: cammina nei corridoi con il passo lento di chi si aggira tra rovine.
Si ferma sull'uscio di un'aula. Non una qualunque: quella dove pochi giorni prima sedeva accanto a lei. Si appoggia allo stipite e sente il peso della solitudine cadergli addosso, come se l'assenza avesse preso una forma.
Non sono banchi e cattedre. Sono i resti di un tempo che aveva un'anima, e quell'anima era lei.
Prende il telefono e scrive sette parole.
«Oggi è giovedì… manca la quarta ora.»
Camilla legge, e sorride. Ma è un sorriso velato: il cuore le si stringe come in una morsa. Risponde fingendo ironia, per proteggere sé stessa e lui da un'evidenza che fa troppo male. Poi lui, con il coraggio che solo la nostalgia sa dare, le chiede di raggiungerlo.
Il cuore le dice di correre, di afferrare quell'istante irripetibile. Ma una voce più silenziosa, più severa, la trattiene: e se fosse l'ultima volta? Se avvicinarsi adesso rendesse l'addio ancora più doloroso? Lo dice con dolcezza, schermandosi: meglio non andare, e resta ferma cercando di convincersi che basti così.
Ma il corpo si muove prima che il cuore trovi il coraggio di ammettere cosa vuole davvero. Quando risponde di nuovo è già in macchina, davanti al portone socchiuso: ci si è ritrovata come nei sogni, senza sapere il momento esatto in cui è arrivata.
Le servirebbero tre minuti.
Posa la mano sulla maniglia. Il metallo scotta, e quella bruciatura è l'unica cosa reale dell'istante. Sotto le dita sente la resistenza leggera che basterebbe vincere con un gesto solo.
Non apre.
Mette in moto senza guardare il portone: sa che se lo guardasse non ripartirebbe.
Dove finisce
«E se quel giorno, con un solo passo, avessi potuto cambiare tutto? Se il destino avesse bussato e io, per paura, non gli avessi aperto?
Forse la nostra storia si è persa lì, in un corridoio vuoto che non ho mai attraversato.»
Dal quaderno di Camilla
Cosa dicono i lettori
Dolce-amaro
«È un libro che colpisce per il modo in cui è scritto. In ogni piccola cosa semplice c'è una profondità immensa, un trasporto emotivo fortissimo. In ognuno di noi vivono i ricordi che fanno male e quelli che sembrano dimenticati, ma poi basta solo un attimo, una parola, un raggio di sole a riaprire un mondo che travolge […] E in questo libro c'è tutto questo: la verità che fa male ma anche bene, la consapevolezza che le cose belle cominciano a finire nel momento in cui le vivi, e la meravigliosità di sapere che nonostante tutto la vita è bella.»
15 luglio 2026 · Acquisto verificato
Non me lo aspettavo
«L'ho comprato quasi per caso, incuriosita dalla copertina. All'inizio faticavo un po' a entrare nel ritmo — è un libro lento, bisogna avere pazienza. Ma da un certo punto in poi non riuscivo più a smettere. Il finale nel parcheggio mi ha colpita più di qualsiasi scena ad effetto che avrei potuto aspettarmi. E l'ultima frase che lei scrive sul quaderno non la dimentico più.»
17 giugno 2026 · Acquisto verificato
Una storia colma di delicatezza
«Un bellissimo romanzo che ha un grande sapore di altri tempi, i sentimenti sono descritti con una delicatezza tale che contrasta con la frenesia della nostra epoca. […] Mi ha dato la possibilità di respirare aria fresca e di immergermi in quelle emozioni che a volte vogliamo, ma non possiamo vivere, e che oggi si fa perfino fatica a raccontare nel modo giusto.»
25 luglio 2026 · Acquisto verificato
Recensioni con acquisto verificato su Amazon · 71 valutazioni, media 3,9
Questo romanzo racconta l'amore che
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